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La vittoria degli Enti di promozione sportiva contro la FIGC: la svolta del Consiglio di Stato

La sentenza del Consiglio di Stato su FIGC ed Enti di Promozione Sportiva: cosa cambia per le associazioni sportive?
La recente sentenza n. 102 del 7 gennaio 2026 del Consiglio di Stato segna un passaggio importante per il mondo dello sport italiano ed in particolare per le associazioni e società sportive che operano nel settore giovanile e dilettantistico.
Il giudice amministrativo di appello ha infatti accolto il ricorso presentato dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, ribaltando la decisione di primo grado del TAR e riconoscendo che alcune regole adottate dalla FIGC hanno prodotto effetti anticoncorrenziali nei confronti degli Enti di Promozione Sportiva.
Tale procedimento era stato originato dalla denuncia di un ente di promozione sportiva, che aveva segnalato all’A.G.C.M. una serie di condotte e regole adottate dalla FIGC per impedire alle società sportive o ai tesserati affiliati a tale Federazione di partecipare a competizioni calcistiche giovanili a carattere ludico-amatoriale organizzate dagli EPS.
Secondo Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato la FIGC avrebbe perseguito “l’obiettivo di estendere tale posizione anche ai tornei ludico-amatoriali, dove già detiene una presenza di tutto rilievo e dove si trova a operare in concorrenza con numerosi E.P.S., al fine di accrescere il numero dei propri tesserati, a danno degli E.P.S. stessi oltre che delle A.S.D., che vedono così limitata la libertà di scegliere i tornei a cui far partecipare le proprie squadre e i propri giovani atleti”
Il Consiglio di Stato, investito della decisione, ha affermato che anche le regole sportive, quando incidono su attività che hanno rilievo economico, devono rispettare i principi della concorrenza.
Le federazioni non possono quindi imporre vincoli che, di fatto, escludano altri soggetti dal mercato o ne limitino la libertà di organizzare attività sportive.
Secondo i giudici amministrativi d’appello, le regole imposte dalla FIGC non si sono limitate all’attività agonistica in senso stretto, ma hanno inciso anche sulle manifestazioni ludico-amatoriali, creando un vantaggio competitivo per la Federazione e una posizione di sostanziale esclusione per gli Enti di Promozione Sportiva.
In questo contesto il Collegio ha chiarito un aspetto essenziale: la giustizia sportiva deve restare autonoma, ma le regole stabilite dalle federazioni debbono comunque essere valutate anche sotto il profilo della concorrenza.
Per le associazioni sportive, le conseguenze sono rilevanti.
In primo luogo, la sentenza rafforza la libertà di partecipare e collaborare con gli Enti di Promozione Sportiva senza il timore di vedersi applicate sanzioni o esclusioni.
Le società affiliate a una federazione non possono essere considerate “prigioniere” di un unico sistema organizzativo, soprattutto quando si tratta di attività giovanili, promozionali e amatoriali.
In secondo luogo, il Consiglio di Stato ribadisce che l’attività sportiva, anche a livello dilettantistico, ha una dimensione economica che merita tutela.
Tornei, campionati, corsi e manifestazioni sono un’opportunità di crescita per le società e per i territori, e non possono essere compromesse da regole che limitano la concorrenza.
La sentenza offre anche un messaggio culturale importante: lo sport non è solo competizione, ma anche pluralità di proposte, modelli organizzativi e percorsi formativi.
Enti di Promozione Sportiva e federazioni sono chiamati a convivere in un sistema aperto, dove la collaborazione deve prevalere sulla logica dell’esclusiva.
Per le associazioni sportive di base, questa decisione può tradursi in maggiori possibilità di scelta, in una più ampia offerta di attività per i giovani e in una gestione più flessibile dei rapporti con i diversi organismi sportivi.
Allo stesso tempo, si impone alle federazioni una maggiore attenzione nel redigere regolamenti equilibrati e rispettosi delle regole del mercato.
La pronuncia del Consiglio di Stato, quindi, non è solo una vicenda giuridica, ma un passaggio fondamentale per il futuro dello sport italiano.
Un futuro che, secondo i giudici, deve fondarsi su concorrenza leale, trasparenza e reale apertura delle opportunità per tutte le associazioni sportive, grandi e piccole.

Avvocato Luca Torregrossa

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